VII BIENNALE DELL'IMMAGINE - CHI SIAMO / ABOUT US - 2010 2011
 

Biennale dell'immagine
rassegna internazionale di fotografia e video



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Biennale dell'immagine

   
       
 

CHI SIAMO / ABOUT US
28 11 2010  -  20 01 2011

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Spazio Officina

 

 

       

 

CHI SIAMO / ABOUT US
a cura di Daniela e Guido Giudici


testo di presentazione
comitato  7ª Biennale dell'Immagine



Reto Albertalli, Aline d’Auria, Edo Bertoglio, Rineke Dijkstra, Luisa Figini, Luigi Gariglio, Camilla Micheli, Gian Paolo Minelli, Pino Musi, Jacek Pulawski, Moira Ricci, Nicolas Savary,

 

Spazio Officina
Via Dante Alighieri n.4
CH-6830 CHIASSO

Dal 28.11.2010 al 20.01.2011
Inaugurazione 27 novembre 2010
MA –SA  15.00 – 18.00
DO         10.00 - 18.00
Chiuso  il  lunedì
Entrata CHF 5.-

   

 

 

 

 

   
  Reto Albertalli

Sleepless (Insonni)

 

6 ritratti di giovani sopravvissuti, protagonisti della resistenza violenta all’occupazione Israeliana in Cisgiordania, 10 anni dopo l’inizio della seconda Intifada (insurrezione).

5 combattenti delle Brigate dei Martiti di Al Aqsa e una giovane donna arrestata poco prima che potesse compiere l’attacco suicida.

Alcuni ancora ricercati malgrado le amnistie ufficiali e tutti comunque incapaci di trovare il sonno notturno dopo anni di guerra: martiri viventi tra mito popolare e traumi irrisolti.

Un’occasione rara di scrutare nei visi e scavare negli sguardi di destini protagonisti delle notizie che ci raggiungono spesso orribili, lontane e distorte.

Non vi troviamo odio puro e nemmeno giudizio fondamentalistico. Piuttosto rassegnazione e smarrimento. Dolore.

L’ „altro“ esce dall’anonimità e lo sentiamo vicino: universalmente umano.

Non sono nati cattivi, assassini o terroristi.

In questa serie vuole diventare palpabile la rassegnazione stanca alle ingiustizie lente e senza evidenze che da troppi anni pesano su una minoranza che per questo si radicalizza pericolosamente sempre più.  Disperatamente.

Reto Albertalli

 

biografia

 



 




Reto Albertalli / phovea
Sleepless (Insonni) Aprile 2010
 

Aline d’Auria

 

Nei suoi lavori, Aline d’Auria propone il tema dell’autoritratto utilizzando due supporti diversi ma strettamente correlati nella sua opera. Due trittici di fotografie (“Se le dicessi” del 2009 e “Territoires” del 2008) in cui l’io appare centrale e fortemente connesso ad un ambiente, un oggetto, una persona, tutti in qualche modo evocatori di ricordi, momenti vissuti a contatto con una natura, tanto selvaggia ed estraniante, quanto portatrice di un messaggio segreto per il soggetto che ha deciso di immortalare i “suoi” luoghi. Lo stesso fil rouge appare anche nel video (“Se domani dovessi morire” del 2006), in cui di volta in volta il gesto, il gioco, la paura, i sogni dei protagonisti delle cinque sequenze, presenti fisicamente per raccontarli in immagine e con le rispettive voci, rievocano la dimensione mitica dell’infanzia. Indipendentemente dal supporto prescelto, l’artista utilizza l’autoritratto per esplorare i luoghi di riferimento (fisici e mentali) della storia personale dell’io che emerge da un paesaggio, da un anello, da un piccolo rituale d’infanzia…

Romina Lara

 

biografia

 











Aline d'Auria
Se le dicessi - 2009
trittico











immagini tratte dal libretto
cm
13.6 x 18.7
che accompagna il video
"Se domani dovessi morire"
P
AL, 21’30’’, 2006
Edo Bertoglio

LADIES                                                    There are only two kinds of women, the plain and the colored.

(Oscar Wilde, Dorian Gray)

Sono passati trent'anni dal progetto Figurines e molte cose sono cambiate.

Finiti quegli anni di follia collettiva quando si credeva che tutto fosse possibile, che il tempo si sarebbe fermato lì e che saremmo rimasti eternamente giovani, pieni di energia e belli, anzi bellissimi con l'aiuto della fantasia, del trucco, con l'abbigliamento che si poteva creare dal nulla, forti di una fantastica creatività che la moda riprese a man bassa per farla diventare un must. Talmente belli da apparire finti.

Tutto questo avrà un prezzo molto alto che qualcuno pagherà poi per tutti.

Le notti brave, pazze che credevamo non potessero aver mai fine, terminarono.

Quel periodo così falso, ma negli estremi così concreto, magico e nel contempo tragico, venne coperto da una nube tossica che trascinò con sè i sogni e le speranze di migliaia di giovani.

La crisi degli inizi degli anni '90 cancellò di colpo ogni velleità di divertimento e di sollazzi libertini e libertari.

Bisognava darsi da fare, non bastava più mettersi in mostra, essere trendy. Era il momento di tirare i remi in barca e di decidere cosa fare. Le domande che ci si poneva erano: cosa so fare?

Come posso rimettermi in carreggiata? Come posso capitalizzare i miei anni folli e renderli utili per poter ripartire?

Sappiamo come è andata a finire. Gli anni ottanta erano solo un avvertimento di quello che sarebbe successo negli anni a seguire.

E le Figurines che fine hanno fatto?                            

Sono diventate adulte, altre. Sempre bellissime ma probabilmente con più rispetto per il proprio corpo. Sempre truccate ma con delicatezza, un filo di rossetto, una passata di mascara e via, pronti per la vita quotidiana che, dopo trent'anni di bagordi, si svolge prevalentemente di giorno, non più durante le notti che si volevano interminabili.

Edo Bertoglio, da sempre attento e partecipe ai cambiamenti, ha quindi voluto riprendere le donne così come sono, al naturale con i capelli raccolti quasi a volerle rendere indistinguibili l'una dall'altra. Nessun orpello o trucco le differenzia.

Restano i segni della vita passata che ha reso il loro sguardo penetrante e sincero. Qui l'età anagrafica non c'entra, sono solo i loro sogni che le hanno segnate indelebilmente. Su questi volti scaturisce la forza innata delle donne che sono le prime a rimboccarsi le maniche di fronte alle inevitabili e crudeli ferite lasciate dal passaggio del tempo.

Nella loro semplicità il fotografo ritrova la donna qual'è. La signora della porta accanto che non abbiamo mai osato avvicinare e che nasconde i segreti della vita. Donne che, indipendentemente dalle mode e dai dettami del marketing, sono riuscite a riproporsi in una società che ancora le vuole relegate in secondo piano.

Le esperienze passate le hanno aiutate a crescere e sono riuscite, a differenza di noi maschietti, a restare belle, intelligenti ma soprattutto a rimettere in discussione il ruolo della donna.

A noi uomini tutti d'un pezzo non resta che stare a guardare e, soprattutto, ad imparare.

E se, come previsto, il progetto di Edo Bertoglio continuerà, rivedremo in futuro i volti e gli sguardi di altre donne.

Luca Patocchi
Breganzona, 2010

 

biografia

 




Edo Bertoglio
Eleonora
dalla serie Ladies - 2010
 



Edo Bertoglio
Maryangel
dalla serie Ladies - 2010
 

 

Rineke Dijkstra

"Israeli soldiers"

La fotografa olandese Rineke Dijkstra approfondisce la sua ricerca utilizzando il lavoro in serie e concentrandosi su ritratti individuali. Focalizza la sua attenzione su persone che vivono una fase di transizione, come donne che hanno appena partorito in «Mothers», adolescenti e pre-adolescenti sulla spiaggia nella serie « Beach » e le nuove reclute in « Israeli Soldiers ». Fotografa i suoi soggetti in posizione frontale rispetto alla macchina utilizzando degli sfondi neutri; la semplicità dell’immagine che ne deriva incoraggia ad indirizzare tutta l’attenzione sul soggetto.

Nelle due fotografie della giovane Maya, Rineke Dijkstra in modo sottile cattura la trasformazione dell’adolescente israeliana in un soldato, la sua vita è cambiata irrevocabilmente dalle responsabilità e dalla pericolosità del servizio militare. Attraverso la posa, i gesti e lo sguardo, Maya lascia trasparire la tensione tra il potere e la vulnerabilità che caratterizza la vita di un giovane soldato.





 

biografia

 



RINEKE DIJKSTRA
Maya, Iduction-Centre,
Tel Hashomer, Israel,
April 12, 1999,
dalla serie "Israeli Soldiers

 



RINEKE DIJKSTRA
Maya, Herzliya,
 Israel
November 29, 1999,
dalla serie "Israeli Soldiers

 

Courtesy Collezione Rolla, Bruzella

Luisa Figini

Sonno

 

Una barca che ti permette di attraversare il fiume. Una slitta con delle bestie che non vedi, ma che ti porta via dalla tua vita. Lasciare le cose stare e poi andare. Lasciarsi scorrere l’acqua fuori e dentro e seguire il circuito dei liquidi: del cervello, del sistema linfatico, circolatorio, sanguigno.

Pensieri che non sono più tuoi, come un fiume che viene e li trascina. Sono immagini e cerchi di fermarle: “non correte via, sarebbe un bel quadro”, ma già sei caduta nel sonno.

Le immagini e i suoni si confondono, si legano tra loro, diventano indistinti.

 

Immagini ipnagogiche, le chiamano i neurologi; “sommeil, maître de glissement” dice Jacqueline Risset, sonno maestro di slittamento, di sdrucciolamento, di scivolata.

Un lavoro elaborato in collaborazione con il Laboratoire du Sommeil di Ginevra, che ha dato luogo ad uno studio di ricerca qualitativa svolto all’Università di Rovereto –Trento (novembre 2009) e che ora  prende la forma di un’installazione video-sonora.

Immagini di persone che hanno dormito al Laboratorio, dove il loro sonno è stato misurato e monitorato da una serie di apparecchi, tra i quali una videocamera a raggi infrarossi.

Suoni di voci che cercano di descrivere, dal punto di vista soggettivo, i gesti, i comportamenti, i rituali che ci rendono possibile il lasciarsi al sonno, l’entrata in questo continente nascosto nel quale siamo immersi per un terzo del nostro tempo, nel quale la nostra coscienza di esistere, il nostro vissuto del tempo, la nostra volontà si riducono fino a sparire totalmente. E gli echi che ne giungono.

Nessun accesso diretto quindi: solo tracce e sintomi situati nei dintorni dell’evento stesso, alle porte di entrata e di uscita.

Le immagini, riprese per esigenze di monitoraggio medico-scientifico, vengono raccolte per le loro qualità estetiche. Pieghe e drappeggi, inquadrature, composizione: l’immobilità della scultura mostrata attraverso corpi viventi.

È l’insonnia che mi ha portato a una relazione differente col momento di addormentarmi: riesci a viverlo con coscienza proprio quando ne sei privato.

Luisa Figini

 

biografia

 



Luisa Figini
22 giugno 2010
video still
Sonno 2009-2010

 
Luisa Figini
2 giugno 2010
video still
Sonno 2009-2010

 
Luisa Figini
29 luglio 2010-M
video still
Sonno 2009-2010
 

Luisa Figini
Sonno, 2010
installazione video
dimensioni variabili
 

realizzata in collaborazione con il Laboratoire du Sommeil, HUG, Ginevra e il LabNic, Neurology and Imaging of Cognition, Ginevra.

         

Realizzazione e montaggio : Luisa Figini

Adattamento immagini e suono : La Boîte Visual Art, Locarno

 

Grazie a : Stephen Perrig, Vicente Ibanez, Katerina Espa-Cervena, Baraka Adjivon, Elisabeth Claudel, Danielle Grasset, Fabrice Espa, Jacqueline Paillard, Sophie Schwartz, Irina Constantinescu, Virginie Sterpenich, Ana Paula Ferroz, Elda De Min-Aubert, Jerôme Jemin, Daria Caverzasio-Hug, Rosina Kuhn, Marianna Schmidlin, J.Y., P.D., L., S.A., M.B., Noah Stolz, Luca Patocchi e a tutti coloro che hanno collaborato a questo progetto.

 

Luigi Gariglio
Just Born

 

La fotografia mostra quello che c’è (Roberta Valtorta)

 

«Un filo percorre l’intero lavoro di Luigi Gariglio dalla fine degli anni Ottanta a oggi: la ricerca di come il volto e il corpo degli uomini, e delle donne, portino sempre il segno della loro appartenenza sociale e della loro cultura, e di come questo possa essere mostrato grazie all’evidenza della fotografia. 

Un suo lavoro recente, Just Born!, presenta una serie di rosei bambini neonati su fondo bianco, goffe figurine, indifese, quasi oggetti, forme di nuovi esseri mostrate in modo diretto. Non vi è alcun racconto dentro lo spazio dell’inquadratura, se non quello che ogni neonato fa di se stesso attraverso la sua presenza, la sua fisica esistenza. Queste fotografie portano al presente l’ “è stato” di Roland Barthes e affermano: “eccomi, esisto”. Sono fotografie in senso stretto, non dicono nulla se non quello che mostrano.

L’elemento della chiarezza guida idealmente il lavoro di Gariglio, un ritrattista che ha capito che il volto e il corpo umano, la pelle, gli abiti, sono contenitori di significati molto complessi che la fotografia pone alla nostra attenzione in modo evidente, quasi fisico. […]»

 

Valtorta R. (2009) La fotografia mostra quello che c’è; in: Lehtonen K. (2009) Luigi Gariglio. 2.a.m-a family member society, Museo di fotografia contemporanea, Cinisello, Milano - Finnish Museum of Photography, Helsinki.

 

biografia

 



Luigi Gariglio
Andrea,  2006


Luigi Gariglio
Carlotta,  2006

Camilla Micheli

Itaku – Italian Cosplay

         

“Itaku” è una parola di fantasia che deriva dall’aggettivo giapponese otaku: gergale per descrivere “tipi strani” quali artisti ed appassionati del manga amatoriale.

Dalla sua nascita negli anni Ottanta ad oggi, questo movimento pop-metropolitano viene considerato la più grande sottocultura del Giappone contemporaneo. Al suo interno si è sviluppata la pratica del cosplay ( travestirsi come i personaggi preferiti di anime /fumetti e manga /cartoni animati ).

Considerato trasgressivo e rivoluzionario, la principale novità e pericolosità di questo fenomeno consisteva nel suo sviluppo intra-domestico: la sfera privata e prettamente femminile era scelta come rifugio e dimensione preferita anche da ragazzi.

Fuori dal Giappone il cosplay è una pratica quasi esclusivamente femminile: le donne si sentono più portate ad immedesimarsi nelle loro eroine, sono più abili nel confezionare gli abiti, hanno meno paura di travestirsi ed esporsi sul web o nelle sfilate cosplay.

 

L’idea di Itaku è nata dopo il mio viaggio in Giappone (Novembre 2005) e si è sviluppata attorno al significato originario del termine otaku: “tua casa” - “tuo spazio”.

Quindi, i soggetti dei ritratti sono giovani donne immerse in un spazio che considerano appartenere a loro: la camera da letto, il salotto, il giardino, ecc.

 

Cresciute con cartoni animati, tra collezioni impressionanti di fumetti e di gadgets, le “itaku”, non sono quegli individualisti patologici che i mass media giapponesi hanno creato (giovani isolati nel proprio minuscolo mondo e senza vita sociale), ma persone che, per non sentirsi escluse, ricercano e comunicano (soprattutto virtualmente) con altre simili.

 

Tra gli aspetti più affascinanti della pratica cosplay ne emergono due: la fusione delle caratteristiche dei personaggi fantastici con quelli reali e la performance prodotta dalla personificazione nelle eroine, periodicamente nei raduni e tutti i giorni su Internet.

 

Camilla Micheli

Glyfada, 12 ottobre 2010

 

biografia

 



Camilla Micheli
Mab, 2006


Camilla Micheli
David Gnomo, 2007


Camilla Micheli
Angel Hitomi / Rei Cat, 2007


Camilla Micheli

Angel Hitomi / Lothy, 2007


 
 

Gian Paolo Minelli

ZONA-SUR Barrio Piedra Buena. Fotografie e video 2001-2005
 

Gian Paolo Minelli vive e lavora tra Chiasso e Buenos Aires. Proprio dalla relazione con la complessa realtà della capitale argentina nascono le fotografie e i video presentati nella mostra ZONA-SUR Barrio Piedra Buena. Minelli ha frequentato a lungo il Barrio Piedra Buena, situato a sud della città, un quartiere caratterizzato da forte disagio sociale. Fotografare il quartiere implica la necessità di entrare in contatto con gli abitanti, farsi accettare e coinvolgerli nel progetto. Minelli, si pone in una posizione di scambio cercando di iniziare i giovani del Barrio ad una dimensione estetica ad essi ignota. La relazione tra l’artista e i ragazzi del quartiere si concretizza in una serie di immagini realizzate in accordo con il modello a cui viene richiesto di scegliere la posa e di scattare da sé la fotografia tramite l’autoscatto. Una serie di immagini dello spazio urbano integrano e ampliano la visione del contesto in cui ha avuto luogo l’incontro. Minelli coniuga la sperimentazione fotografica - spinta fino al limite del sottrarsi del fotografo allo scatto - con un’indagine sociale che agisce all’interno di un microsistema per intervenirvi direttamente.

Antonio Mariotti

 

biografia

 


      
Gian paolo Minelli
ZONA-SUR Barrio Piedra Buena 2001-2005
trittico

 

Pino Musi
Hybris

Nella cultura  classica il peccato di hybris si inquadrava in una sorta di insubordinazione dell’uomo alla divinità, oggi rivela tutta l’ansia dell’uomo contemporaneo nei confronti di un rischio, prima ventilato e poi pienamente palesato, di perdere titolarità nei confronti del suo destino.

Questa silloge pone la posizione di un limite che viene costantemente spostato.

Il tentativo è di “mettere in luce” il  tempo sospeso della speranza, dove l'accadimento sviluppatosi subito prima lascia traccia tangibile di sé ma non determina forzatamente nessuna progressione successiva.

Resta congelato nella sua scena teatrale.

L’immagine, svuotata del corpo umano, è orientata dallo spazio e ruota con esso. Le “quinte del dolore”  sono costruite su fondamenta ambigue, dove la frammistione tra organico ed inorganico (quale è l’uno e quale è l’altro?), viene richiamata ad essere identificata. L’uomo (dov’è, nella macchina o nei canovacci sanguinolenti che si presentano sulla scena?) si dona allo sguardo attonito dello spettatore, il quale è chiamato ad indagare l’interno della macchina scenica, complessa e misterica. A riconoscerne le tracce lasciate sul campo di battaglia.

Questo progetto vuole assumere una distanza dall’eccezionalità del reale, del tragico accadimento, orientandosi invece verso la rappresentazione di una “stanza del pensiero” ove si agisce al di là di qualsiasi evento orrido.

L’immagine in questione tenta un atto di coraggio (o vigliaccheria!), sente la necessità della stessa nudità disarmata che ci porta all’occorrenza sotto i ferri della possibile salvezza.

Pino Musi

 

biografia

 



Pino Musi
Hybris  04 - 2010



Pino Musi
Hybris  03 - 2010
 
 

Jacek Pulawski

"Quadrantaria in Ticino"

 

Questa serie è parte di un vasto progetto dedicato alla sensibile tematica della prostituzione nel cantone Ticino.
Attratti dalla possibilità di un guadagno proficuo e veloce, numerosi «sex workers» stranieri giungono qui nella speranza di costruirsi un futuro migliore.
La prospettiva di possedere una spiaggia privata, un bar o un ristorante una volta rimpatriati è spesso il risultato di una falsa immaginazione di una Svizzera ricca e facile. Un’illusione che svanisce nell’arco di poche settimane svelando storie di sfruttamento e di grandi sofferenze. Elevati costi degli affitti, la mancanza di un permesso di lavoro e continui raid della polizia cantonale sono la causa di angosce che spesso conducono queste persone al triste isolamento della solitudine.
Il progetto nasce nel corso dell’anno 2008 in una zona di confine lunga 20 km, che parte da Chiasso e si estende fino a Lugano. Alimentato da una forte convinzione filantropica, ho voluto mostrare questa realtà con un’ottica più diretta, più giornalistica, quello che da parecchi anni risulta essere la tematica più gettonata nei quotidiani ticinesi. Mostrare cosa davvero si nasconde dietro quel tipo di lavoro, al di là dell’immagine convenzionale che se ne dà abitualmente sui quotidiani, con i freddi resoconti dei controlli della polizia cantonale.
Incaricato dapprima dal caso e poi dai protagonisti stessi di questo essay, mi sono assunto la responsabilità di parlare per conto di queste persone e di trasmettere il loro messaggio alla società che le sfrutta, condanna e ne abbandona l'ingenuità.

Jacek Pulawski

 

biografia

 



Jacek Pulawsky
dal reportage "Quadrantaria in Ticino", 2008
Chiasso... paese di confine ospitante molte lavoratrici del sesso.


Jacek Pulawsky
dal reportage "Quadrantaria in Ticino", 2008
Havana, un travestito dopo aver ricevuto un cliente



Jacek Pulawsky
dal reportage "Quadrantaria in Ticino", (Chiasso) 2008
Clarissa, 18 anni, subito dopo aver servito un cliente. Le manca molto la sua famiglia rimasta in Brasile.

 
 

Moira Ricci

20.12.53—10.08.04 
è un lavoro in progress dove il materiale di partenza è costituito dalla raccolta di immagini fotografiche dove la protagonista in questo caso è la madre dell’artista. Moira Ricci interviene in queste immagini letteralmente entrandovi dentro, scegliendo di farne parte in prima persona, con un gesto denso, che è certamente un atto di amore verso la madre, una forma di elaborazione della perdita, che trae però ulteriore forza nella rimessa in questione radicale delle relazioni tra chi guarda e l’oggetto dello sguardo.
Con un procedimento curato nei minimi dettagli, l’artista si “intromette nell’immagine”, e lo fa prima di tutto fotografandosi con gli abiti adeguati alla situazione descritta da ogni fotografia, e ovviamente all’epoca. In un secondo passaggio, monta questa immagine di sé, la propria presenza anche quando per ovvie ragioni anagrafiche non avrebbe potuto essere così – all’interno della fotografia, dove appunto ogni volta compare la madre nei contesti più diversi.
Dalla precisione nella scelta dell’abbigliamento, della pettinatura, delle luci, a prima vista non si percepisce la presenza di una figura aggiunta, ma scorrendo la serie, si mette progressivamente a fuoco la presenza ricorrente di una figura discreta che – in ogni situazione – ha lo sguardo rivolto alla sua mamma.”

Emanuela De Cecco

 

 

biografia

 


      
 Moira Ricci
20.12.53-10.08.04
2004-2010
 

Nicolas Savary

L'Âge Critique

 

L'Âge Critique è un lavoro fotografico realizzato in occasione di un progetto di documentazione denominato: l'Enquête Photographique du Canton Fribourg.

Si tratta di costituire per una collettività un album di famiglia in scala regionale.
Il fotografo incaricato propone la sua testimonianza di un aspetto della realtà sociale, storica e geografica del territorio.

L’edizione 2006 si era interessata ad una categoria di persone, gli adolescenti, e ad un genere di architettura, la scuola.

Alle fotografie han fatto eco contributi esterni perché, nel  mio caso, si è trattato di aprire un dibattito sul tema dell’adolescenza e dell’architettura scolastica visto da diverse correnti di pensiero e da diversi metodi analitici e rappresentativi.
La pubblicazione che è stata realizzata per la mostra testimonia la mia concezione della fotografia che s’iscrive in un approccio multidisciplinare.

”Dalle sue origini l’adolescenza è in mano ai pedagoghi, moralisti, uomini di chiesa, giuristi e altri osservatori sociali, poi in quelle dei politici e degli psicologi; il più delle volte è considerata come problematica.”
”Nello spazio pubblico ci si rende conto che i gruppi di adolescenti sono spesso percepiti male. Li si considera rumorosi, volgari, o peggio ancora minacciosi, indesiderati e la loro sparizione dietro i muri della scuola calma le tensioni.”
”Visitando le scuole ci si rende conto che l’organizzazione spaziale è pensata prioritariamente in una logica funzionale allo scopo di contenere i movimenti degli adolescenti. Si tratta di regolare gli spostamenti e di limitarne l’ampiezza al massimo.
Per ragioni di sicurezza e di efficienza l’architettura scolastica deve permettere la gestione dei movimenti e degli orari con il rigore di un meccanismo d’orologio.”

 

Nicolas Savary – Yves Pedrazzini & Jerome Chenal – Francois Begaudeau – Michael Hanak  L’Age Critique - Enquete photographique fribourgeoise 2006
edizione Bibliothèque cantonale et universitarie, Fribourg

 

biografia

 

Courtesy
Enquête photographique fribourgeoise


Nicolas Savary
Isabelle, Fribourg
L’age critique, 2006

Nicolas Savary
Florian, Broc
L’age critique, 2006


Nicolas Savary
Michel, Bulle


Nicolas Savary
Cycle d’orientation de la Gruyère, Bulle
 

       
       
  biografie
 
   

Reto ALbertalli

(1979), dopo più di tre anni a Berlino torna in Svizzera dove vive e lavora tra il Ticino, di cui è originario, e Ginevra dove fonda l’agenzia fotografica “Phovea”.

Dopo aver ottenuto la maturità artistica presso il Liceo Artistico del CSIA di Lugano e dopo essersi diplomato presso la scuola di fotografia di Vevey, lavora come fotogiornalista, dapprima per un’agenzia locale (ottenendo la carta di giornalista), poi come indipendente per gran parte delle più importanti testate giornalistiche svizzere.

Ha vinto il primo premio per giovani talenti svizzeri VFG, è stato selezionato tre volte per “the swiss selection VFG”, ha ricevuto una menzione d’onore al premio Yann Gefrroy indetto dall’agenzia Grazia Neri. Per la terza volta consecutiva ottiene una nomina per il World Press Masterclass ed è stato selezionato per l’ambito “Focus On Monferrato” Noor Masterclass. I suoi lavori sono stati distribuiti da Grazia Neri (Milano) fino alla recente chiusura dell’agenzia.

A Reto piace viaggiare per fotografare: la sua passione lo ha portato, oltre che in diverse città mitteleuropee, in Mali, Romania, nei Paesi dell’ex- Jugoslavia (Kosovo, Serbia, Bosnia,…), nella Repubblica Islamica dell’Iran e nei territori occupati d’Israele (Cisgiordania).


www.retoalbertalli.com

 

   

Aline d'Auria (1982, Lugano)
vive a Losanna dove lavora come fotografa, regista e grafica. Formata alla scuola di fotografia di Vevey in Svizzera, alla HEAD a Ginevra in comunicazione visiva e alla Gerrit Rietveld Academie di Amsterdam. Nel 2008 partecipa all’Apulia Audiovisual Workshop, laboratorio di scrittura creativa per trattamenti di film di fiction.
Nel 2007 lavora come assistente di produzione artistica in una società di scenografia in Belgio. Nel 2008 è assistente video presso la SUPSI, dipartimento ambiente costruzione e design. Nel 2009 inizia la sua attività indipendente e organizza con l’insegnante d’italiano Anna Benelli il progetto interdisciplinare “Autoritratto, un oeil sur le visible et l’invisible”, riflessione sull’autobiografia attraverso la scrittura e la fotografia con una classe di seconda media della scuola EPS Roche-Combe. L’ottimo risultato del progetto contribuisce alla realizzazione di una pubblicazione ad edizione limitata ed un’esposizione. Nel febbraio 2010 partecipa in quanto artista invitata ad un workshop sull’autonarrazione alla HEPL, Alta Scuola Pedagogica di Losanna. Attualmente lavora su un documentario autoprodotto girato in Nepal.
Dal 2009 è membro di Near, associazione per la promozione della fotografia contemporanea svizzera e dell'atelier l-imprimerie, dove collabora con numerosi artisti.


www.alinedauria.ch
www.l-imprimerie.ch

 

   

Edo Bertoglio
dopo il diploma in regia e montaggio presso il "Conservatoire Libre du Cinéma Français “ (Parigi 1975) si trasferisce prima a Londra e nel 1976 a New York, dove rimane per quattordici anni. Lavora come fotografo per diverse riviste  americane, giapponesi, francesi e italiane di moda, arte e costume. Collabora regolarmente alla rivista “Andy Warhol's Interview” dal 78 all'82.

Nel 1981 dirige "Downtown 81". Il film racconta una giornata nella vita del giovane  artista Jean Michel Basquiat, allora  sconosciuto e documenta uno spaccato della vivace comunità artistica newyorchese dei primi anni '80.

Nel 2005 termina il suo secondo film, “Face Addict” presentato al 58° Festival Internazionale del film di Locarno. Il film è un percorso alla riscoperta di New York e quanto rimane di quella comunità 25 anni dopo - attraverso i protagonisti della scena musicale e delle arti visive.

Attualmente dirige documentari e continua il suo lavoro di fotografo.

 

   

Rineke Dijkstra
La fotografa olandese e video-artista Rineke Dijkstra è nata a Sittard nel 1959. Dopo aver studiato presso la Gerrit Rietveld Akademie di Amsterdam ha iniziato a lavorare come fotografa free-lance per riviste come Elle, Avenue e Elegance. In quel periodo ha ottenuto diversi premi e riconoscimenti. Dall'inizio degli anni ‘90 ha lavorato con una macchina fotografica di grande formato e si è concentrata sul ritratto a colori. Il primo lavoro come fotografa indipendente 'Spiagge' fu realizzato tra il 1992 e il 1996. Il lavoro è composto da numerose foto di bambini e adolescenti fotografati nei loro costumi da bagno nelle spiagge in Europa e lungo la costa orientale degli Stati Uniti di fronte al mare come semplice sfondo. Nel 1994 con il  grande formato realizza una serie di ritratti di toreri seguiti da una serie di donne fotografate subito dopo il parto con i loro bambini in braccio. Il suo approccio concettuale segue rigorosamente una tradizione che proviene da August Sander e Diane Arbus fino ad oggi. Le sue opere vanno oltre la fotografia documentativa e di semplice testimonianza, nei suoi ritratti sono raffigurati i cambiamenti causati da esperienze fisiche o psicologiche dello sviluppo. A partire dalla metà degli anni 1990 Dijkstra utilizza anche la videocamera e trasferisce il suo interesse artistico a questo nuovo media. Giovani nelle discoteche, messi in posa, sono al centro del video di 'The Buzzclub', 'Liverpool', 'UK / Mysteryworld', 'Zaandam'. 'NL' (1996/97) e 'Annemiek' (1999). Rineke Dijkstra riceve il riconoscimento internazionale con il suo invito alla Biennale di Venezia nel 1997. Le sue opere possono essere visitate allo Stedelijk Museum di Amsterdam, al Museum Folkwang di Essen e il Museo d'Arte Moderna di New York.

 

   

LuisaFigini

1981 – 83                Ecole des Beaux-Arts, Bourges, (F)

1998 – 2002           Haute Ecole d’art et Design, Genève

2008 -2009             Master universitario di II livello in ricerca qualitativa, Università di Rovereto-Trento (I).

Dall’inizio degli anni ’80 sviluppo una ricerca artistica nel campo della scultura, degli oggetti dell’installazione nello spazio (plastica, sonora, video) attorno ad alcuni temi fondamentali: l’oggetto, il corpo, la relazione.

Ho esposto in Svizzera e all’estero in mostre personali e collettive  tra le quali si possono citare: il  Museo Cantonale d’Arte di Lugano ; il Kunstmuseum di Olten ; il Musée des Beaux-Arts, di La Chaux-de-Fonds ; il Musée  Jurassien des Arts di Moutier ; il Palais de l’Athénée, Salle Crosnier di Ginevra ; la Villa Bernasconi, Lancy-Ginevra ; il Centro Culturale Svizzero di Milano.   
Vivo e lavoro tra il Ticino e Ginevra..


www..luisafigini.net

 

   

Luigi Gariglio (Torino, 1968)

Ha esposto in numerose istituzioni italiane e straniere tra cui: la National Portrait Gallery di Londra,  il MUVIM di Valencia, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, la Kunsthalle di Vienna. Le ultime due monografie sono: a) 2 a.m.  A family business society pubblicata dal Finnish Museum of Photography di Helsinki (Fin) e dal  Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo; b) Portraits in prisons (ritratti in prigione) pubblicata da Contrasto e dall’editore olandese De Verbeelding.

Ha vinto diversi premi nazionali ed internazionali ed è in collezioni pubbliche e private sia in Italia che all’estero.

 

Insegna e Visual Studies presso l’Università degli Studi di Torino. Collabora anche con l’Accademia NABA di Milano e lo IED di Torino. Ha recentemente co-curato il volume Facce da Straniero. 30 anni di fotografia e giornalismo dell’immigrazione (Bruno Mondadori, 2010).


www..luigigariglio.com

 

   

Camilla Micheli

Sono nata a Venezia nel 1974. Dopo aver conseguito il diploma in Economia dell’arte e Marketing delle arti visive, ho lavorato nella pubblicità e nel campo della musica per circa 4 anni prima di interessarmi alla fotografia. Ho iniziato quindi a fotografare a Londra nel 2001. Non avendo un background classico accademico ho frequentato i corsi part-time presso il London College of Communication LCC di Londra e il corso di fotografia presso la Fondazione Scuola EFTI a Madrid, Spagna. Faccio fotografia di architettura e still life per poter realizzare i miei progetti artistici.

La mia ricerca si rivolge alla fotografia documentaria e la maggior parte dei miei lavori sono ritratti e paesaggi.  

Dal luglio 2009 vivo e lavoro in Atene, Grecia

www.camillamicheli.com

 

   

Gian Paolo Minelli
Nasce a Ginevra nel 1968.

Vive e lavora tra Buenos Aires e la Svizzera.

Selezione di mostre personali

2010  “Villa Lugano + Zona Sur“, Centro Cultural Recoleta, Buenos Aires

2009  Vacio – Vuoto, Galerie Zavaleta Lab., Buenos Aires

2008  Office fédéral des migrations, Berna

          Gian Paolo Minelli, PanAmerican Art Galerie, Miami

2007  PLAYAS, Madonna#Fust, Berna

          ZONA SUR, Muro de la Universidad de Cundinamarca, Fotologia Bogota

2006  ZONA SUR, Attitudes, Geneve

2005  ALA EST Museo Cantonale d’Arte, Lugano

          Galpon Colon, Groeflin Maag Galerie, Basel

2004  Cárcel de Caseros, Galería Fernando Pradilla, Madrid

Mostre collettive
2010  Tales of resistance and change, Artist from Argentina, Frankfurter Kunstverein, curatore
          Rodrigo Alonso,
Frankfurt am Main

          99° Salon Nacional de Artes Visuales 2010, Fotografia, Palais de Glace, Buenos Aires

          Fotografía de la Memoria deshabitada, Gian Paolo Minelli y Dino Bruzzone, Fundación
          FIART, Madrid

2009  Argentina Hoy, arte contemporáneo Argentino, curatore Franklin Pedroso,

          Centro Cultural Banco do Brasil, São Paulo – Centro Cultural Banco do Brasil,
          Rio de Janeiro

          Difesa della natura
 mostra curata da Elio Schenini, Museo Cantonale d’Arte, Lugano

          Near Documentary, mostra organizzata da NEAR, curatore Nassim Daghighian

          Photo Suisse, Museo Caraffa, Cordoba, Argentina

          Zona Sur, MACRO, Rosario, Argentina

          Clik: A trigger – happy photography show, PanAmerican ArtProjects, Miami


Riconoscimenti e premi

2010   Secondo posto Premio AMEC de fotografía Contemporánea Argentina, Córdoba

           Artist’s residence in Berlino, Zuger Kulturstiftung Ladis & Gyr (6 2 2012 - 25 7 2012). 

2009   Artist's residence in Paris, Cite des Arts, (3 8 2009 - 30 1 2010)

2008   Premio federale di belle arti, Basel.

2002   Premio federale design - fotografia, Bern

           Werkjahr Fundacion UBS, Zurigo

1999/1998      Residenza Centro culturale svizzero a Roma

1999/1996      Premio federale design – fotografia, Bern

 

www.gianpaolominelli.com

 

   

Pino Musi è nato a Salerno il 18 marzo 1958. Vive e lavora fra Milano e Parigi.

 

L’interesse per la fotografia risale all’età di 14 anni, periodo in cui comincia ad apprendere, da autodidatta, la tecnica del bianco/nero. Questa evolverà nel tempo fino a diventare prerogativa importante della sua ricerca. L’elemento alchemico del processo di camera oscura direttamente congiunto alle atmosfere del teatro sperimentale, al cui destino l’autore rimarrà legato fino alla metà degli anni ottanta, ne segneranno decisamente il linguaggio fotografico, identificandolo con un uso vibrante della luce in contrappunto ad ombre profonde. 

Molteplici aree di interesse hanno incrociato nel corso degli anni il suo percorso visivo: dall’antropologia all’architettura, alla produzione industriale.

Nel 1997, in occasione del restauro della Chapelle Notre Dame du Haut a Ronchamp, capolavoro dell’architettura moderna progettato da Le Corbusier, Pino Musi viene invitato da una commissione internazionale a rileggere e interpretare, attraverso la fotografia, la magia del luogo. La mostra e il volume, concepito da Jean Petit, già negli anni ‘60 artefice di importanti pubblicazioni di Le Corbusier, hanno avuto grande risonanza internazionale.

Sempre nel 1997 Musi riceve un riconoscimento alla fiera del libro di Francoforte da una giuria composta dai membri della Stiftung Buchkunst e della Deutsche Bibliothek per il volume edito a Stoccarda “Mario Botta seen by Pino Musi” e viene premiato per la qualità delle sue opere in occasione del “Europaischer Architekturfotografie Preis”.

Nel 1998 la casa editrice Daco Verlag di Stoccarda pubblica “Oxymoron”. Il libro, in tiratura limitata, è stato premiato fra  i 10 migliori libri d’arte alla Buchmesse di Francoforte del 1998. 

Nel 2003 Musi riceve il premio Oscar Goldoni per il migliore volume fotografico edito in Italia fra  il 2002 e il 2003 nell’ambito di “Modena per la Fotografia” con “Libro”, un viaggio fantastico nei meandri del testo scritto.

Nel 2006 è uno degli artisti selezionati da Achille Bonito Oliva per il progetto delle Stazioni dell’Arte. La sequenza di 16 opere fotografiche sugli anni ‘20-’30 è esposta all’interno della nuova fermata “Mostra d’Oltremare” della Metropolitana di Napoli.

Nel 2007 espone, nell’ambito di Paris Photo, un lavoro fotografico che indaga nell’eclettico mondo di Carlo Mollino.

Nel 2008, su richiesta del Ministero della Cultura e del Patrimonio di Abu Dhabi, è invitato a fotografare gli spazi della “Moschea Sheikh Zayed”, una delle più grandi del mondo.

Nel 2009 - 2010 è ingaggiato dalla casa editrice Marilena Ferrari FMR per il progetto “Italia Antica”, una serie di volumi d’arte in copie limitate.

Sempre nel 2010 il lavoro “Hybris” è stato esposto e acquisito dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e dalla Fondazione Fotografia della Cassa di Risparmio di Modena.

I progetti in corso più significativi riguardano una rivisitazione dell’ opera di Andrea Palladio seguendo il  filo conduttore dell’opera del grande architetto piu’ legata al suo privato e agli umori della Vicenza del ‘500 che alla rappresentazione canonica e celebrativa della sua architettura; un’ indagine sul complesso rapporto Natura - Scienza nella Guyana francese dove sono attivi i Programmi dell’Ente Spaziale Europeo.

Il lavoro “Hybris” è l’inizio di un nuovo e complesso percorso di ricerca teso ad indagare le declinazioni del rapporto medico - paziente e le implicazioni derivanti dalla componente “illusoria” della medicina.

Fotografie originali dell’autore fanno parte di collezioni pubbliche e private italiane ed estere.

 

   

Jacek Piotr Pulawski nasce a Wroclaw (Polonia) nel 1978, dove assiste alla caduta del regime comunista.

In Ticino arriva all'età di 12 anni, nel cantone in cui cresce per poi spostarsi a Zurigo scoprendo la passione per la fotografia.

Incoraggiato da un fotografo della National Geographic decide di intraprendere il cammino del fotogiornalismo, sottolineandone

l'aspetto emotivo ed umano attraverso i suoi lavori. 

Come fotogiornalista freelance opera principalmente in Svizzera per quotidiani e riviste. Suoi servizi sono apparsi sul "National Geographic Expeditions", 

"Le Temps", "NZZ", "Stern", "Der Bund", "Tages Anzeiger", "24 Heures"...

Nel 2009 ha ricevuto il premio come miglior fotoreporter dell'anno aggiudicandosi lo "Swiss Press Photo". Nel 2010 vince il noto "Swiss Photo Award" per il reportage

umanitario sulla prostituzione nel Canton Ticino. 

Con l'attività svolta nel corso del 2011, egli darà il suo appoggio all'Amnesty International nello sviluppo della campagna per i diritti degli stranieri.

Attualmente sta lavorando su un progetto dedicato al tema dalla fede e malattia in Svizzera.

 

I suoi lavori sono rappresentati dall'agenzia fotografica Keystone con sede a Zurigo.

 

www.pulawski.ch

 

   

Moira Ricci è nata a Orbetello  nel 19.04.77, vive e lavora in Italia. Il suo lavoro (fotografia, video, installazione) spesso d’impronta autobiografica, indaga i temi dell’identità individuale e sociale, della storia familiare, della casa e del legame originario con il territorio, intrecciando invenzione tecnologica a riscoperta dell’immagine di appartenenza popolare.                      

PREMI: Primo premio Riccardo Pezza, (2000); XXIII Edizione Premio Gallarate Pezza (2009); Selezionata a  Discovery Award, Les Rencontres D'Arles Photography (2009).        

MOSTRE PERSONALI: Da Buio da Buio. A cura di Andrea Lissoni, a cura di XING, Padiglione D’arte Contemporanea, Ferrara, IT, (2009); Interfuit. A cura di Emanuela De Cecco, Artopia, Milano (2006). MOSTRE COLLETTIVE: 14e édition de la QUINZAINE PHOTOGRAPHIQUE NANTAISE, direct by association QPN, au Lieu Unique, Nantes (FR); 33-asis Fotomenininkų seminaras Nidoje, direct by

Lietuvos fotomenininkų sąjunga, Nida (LT); Le Festival d'arts visuels Images 2010, direct by Stefano Stoll et Raphaël Biollay, Vevey, (CH);Rewind. Curated by Laurent Fiévet, La Maison de La vache qui rit,  Lons-le-Saunier (FR); Realtà Manipolate. Come le immagini ridefiniscono il mondo. Curata da M.Marangoni, F.Nori, B.Rogers, L.Sabau, Strozzina-Palazzo Strozzi, Firenze, IT (2009); Hors Pistes 2009, Centre Pompidou, Paris – France; Aspettando manifesta, Curated by Paola Tognon, Bolzano (Bozen), IT (2008); a snake on a tree. Curated by Marco Antonini, White Box, New York, NY (2008); Location1 project’s room. Curated by Nathalie Angles, Location1’s gallery, New York, NY (2008); Invisible miracles, curated by A. Daneri - R. Pinto, XIII CSAV Fondazione Antonio Ratti, Viafarini, Milano, (2007); Netmage. A cura di Andrea Lissoni e Daniele Gasparinetti, Palazzo Re Enzo, Bologna (2007)

 

   

Nicolas Savary è fotografo e artista , diplomato in arti visive all’ECAL (Ecole cantonale d’art de Lausanne)
Insegna analisi dell’immagine dal 2000 e si occupa dei progetti personali all’Ecole de Photographie de Vevey.

Si interessa particolarmente alle relazioni tra la figura umana e lo spazio costruito o il paesaggio.
Il suo lavoro è stato premiato con il Premio federale del design e dal Premio Manor di Friborgo.

E’ membro fondatore dell’associazione Standard/deluxe  a Losanna che si dedica alla promozione della giovane fotografia romanda.

Infine è membro del comitato del Photoforum Pasquart a Bienne e del Festival Alt+1000 a Rossinière.

 

www.nicolas-savary.ch