Bi8 BIENNALE DELL'IMMAGINE - OGNI SGUARDO UN PASSO

Biennale dell'immagine
rassegna internazionale di fotografia e video



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8ª Biennale dell'immagine

   
       
 

OGNI SGUARDO UN PASSO
25 11 2012 -  31 01 2013

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Casa Croci

L'ORO E LA DANZA
La Vienna di Gustav Klimt nelle fotografie di Heinrich Böhler

Fotografie dalla Fondazione Macconi
a cura di Gianna Macconi e Gian Franco Ragno

Catalogo disponibile edito da
Museo d'arte Mendrisio

 

 
 

Heinrich Böhler, fotografo della Vienna di Klimt

Heinrich Böhler, imprenditore e mecenate, fotografo e più tardi pittore, fu una figura rilevante della Vienna del primo Novecento, oggi in parte rivalutata grazie alla grande ondata di studi intorno alla figura di Gustav Klimt, di cui ricorre nel 2012 il 150.mo anniversario della nascita.

Un fotografo amatore, come era d'uso nelle famiglie bene, che utilizzava strumentazione e materiali di grande qualità. Sappiamo che nel 1910 partecipò all'esposizione annuale della Royal Photographic Society, unico fotografo austriaco. Fece parte inizialmente di un movimento, quello pittorialista, che ebbe il pregio di diffondere l'interesse per la nuova arte fotografica a livello mondiale, rimanendo tuttavia ancorato come generi alla pittura.

La Fondazione Macconi di Mendrisio conta fra le sua carte venticinque photogravures titolate e datate da Böhler stesso, un suo disegno e alcuni acquarelli provenienti dalla Sammlung Heinrich Böhler, di cui uno recante la scritta «Egon Schiele-1912». Suggestioni che hanno dato il via alla ricerca di notizie grazie alle quali si è giunti a una prima sistemazione delle informazioni intorno all'autore in un catalogo.

Intorno alla vita di Heinrich Böhler esistono poche notizie certe. Nacque a Vienna il primo agosto 1881. Suo padre, il maggiore dei fratelli Böhler, Emil, fondatore di un importante gruppo metallurgico su scala mondiale, Gebrüder Böhler & Cie, morì durante il primo anno di vita di Heinrich; sua madre, Eleonore Eibel, era di origine svizzera, più precisamente del Canton Zurigo, il che gli permise di ottenere la cittadinanza elvetica.

Heinrich conobbe e divenne amico e collezionista di Klimt e di altri protagonisti dell'ambiente artistico dell’epoca, soprattutto dell'architetto Josef Hoffmann. Le immagini di Böhler che raffigurano Klimt ed Emilie Flöge durante il loro soggiorno sull'Attersee del 1909 sono state lungamente, sino alle pubblicazioni più recenti, attribuite ad altri o semplicemente catalogate come anonime. In realtà oggi possiamo confermare - grazie al nostro studio - che siano del rampollo della famiglia Böhler - datate e titolate a matita dallo stesso autore. Esse sommano la qualità fotografica di una ripresa a grande formato a una spontaneità tipica della fotografia di famiglia, costituendo una testimonianza per molti versi unica.

Sin da giovanissima musa di Gustav Klimt, Emilie Flöge fu ella stessa artista e punto focale della scena artistica viennese del tempo - ritratta da Heinrich per ben sei volte. Ma il nucleo più consistente delle photogravures in possesso della Fondazione Macconi è costituito dai ritratti della diva del cinema Stacia Napierkowska (1891-1946) in un contesto arredato con mobili riferibili all'attività della Wiener Werkstätte, : mobili intarsiati disegnati da Koloman Moser nel 1904 e sedie di Josef Hoffmann disegnate per l'atelier delle Schwestern Flöge.

Dalla serie con la giovane attrice, allora diciannovenne, ciò che emerge maggiormente è la libertà nelle pose, una naturalezza e un grado di complicità con lo sguardo del fotografo che non ha precedenti nella fotografia dell'epoca, ancora ancorata a modelli pittorici:  basta un rapido confronto con gli esempi coevi - pose statuarie, rigide e inespressive sia nello sguardo sia negli arti - per confermare che stiamo assistendo a un cambiamento significativo di gusto con risultati inediti.

Stacia Napierkowska interpreta passi di danze orientali, oppure gioca in positure che prefigurano la gitana Esmeralda, che interpreterà in Nôtre Dame de Paris di Albert Capellani, oppure assume atteggiamenti da femme fatale.  Scema la tensione interpretativa dell'attrice nelle riprese con abiti più contemporanei - quelli della Wiener Werkstätte - dove si presenta più moderna e reale, conservando però una consapevole e disinvolta eleganza.

Un fondo, quello indagato, che si contraddistingue non solo per il grande valore documentario - pensiamo soprattutto al campo delle arti applicate, della moda e del costume -  ma anche per la capacità di Heinrich Böhler di superare i modelli pittorialisti, grazie alla complicità con Stacia Napierkowska, arrivando a una sua limitata quanto significativa versione della Kunstgesamtwerk, l'opera d'arte totale - contenuta poiché si concentra nello spazio di una stanza.

Le notizie sull'attività fotografica di Heinrich Böhler si arrestano al 1911. Il motivo di questa interruzione è probabilmente dovuta all'impegno presso la ditta di famiglia, che richiedeva anche lunghi viaggi all'estero. Più tardi, intorno al 1914, egli divenne sostenitore, collezionista e allievo di Egon Schiele, del quale, insieme al cugino Hans Böhler, anch'egli pittore, costituì una considerevole collezione. Dopo un tentativo intorno a metà degli anni Venti di dedicarsi solo alla pittura, si stabilì definitivamente nel 1926 a Sankt Moritz, dove si spense nel 1940, nella casa costruita da Heinrich Tessenow tra il 1916 ed il 1918. 

Mabel Böhler, la sua vedova, si trasferì in seguito in Ticino. Qui contattata dal collezionista e biografo di Egon Schiele, Rudolf Leopold, ad inizio anni Cinquanta vendette gran parte della collezione del marito. Morì a ottantasette anni a Lugano, il 20 agosto 1963, senza eredi diretti. La villa di Sankt Moritz, nonostante le opposizioni di intellettuali e storici dell'architettura, venne demolita.

 

Gian Franco Ragno

 

(Il presente articolo è tratto dal catalogo pubblicato in occasione dell'ottava Biennale dell'Immagine di Chiasso e della mostra a Casa Croci di Mendrisio L'oro e la danza. La Vienna di Klimt nelle fotografie di Heinrich Böhler
a cura di  Gianna Macconi e Gian Franco Ragno, ed. Museo d’arte Mendrisio, 2012, pp. 64).

 

 


Frl. Emilie Flöge, Wien 1910
 mm 254 x 181

 Frl. Emilie Flöge, Wien 1910
 mm 260 x 188

 

 

 

Maler G. Klimt u. Emilie Flöge,
Kammer a/ Attersee 1909
 mm 216 x 138

 

Tänzerin Napierkowska, Wien 1910
 mm 275 x 181

 Tänzerin Napierkowska, Paris
Wien 1910
 mm 205x 175

 

Tänzerin Napierkowska, Paris
Wien 1910
mm 269 x 176


Casa Croci

Piazzale Municipio
Mendrisio


25.11.2012 – 19.01.2013
MA - SA   14.00 - 17.00
CHIUSO DO E FESTIVI


www.museo.mendrisio.ch
 

biografia


Heinrich Böhler

Nato a Vienna il primo agosto del 1881 da Emil Böhler, industriale tedesco originario di Francoforte sul Meno, e da Eleonore Eibel, originaria del Canton Zurigo. Fu cittadino sia austriaco che svizzero. Il padre, primo di quattro fratelli, fu uno dei fondatori dell'importante gruppo metallurgico Gebrüder Böhler & Cie., attivo su scala mondiale.

Le notizie biografiche intorno ad Heinrich ci riconducono in Inghilterra dove, probabilmente durante la sua formazione in campo economico, avrebbe conosciuto la sua futura moglie, Mabel Forbes (1875- 1963), di origine americana.

Nel 1910, partecipò, come fotografo amatore, all’esposizione annuale della Royal Photographic Society. Nei primi decenni del Novecento frequentò l’ambiente artistico viennese, diventando amico e collezionista di Gustav Klimt, in compagnia del quale trascorse alcune estati sull'Attersee. Fu altresì committente in numerose occasioni di Josef Hoffmann e della Wiener Werkstätte.

Più tardi, nel 1914, iniziò a sostenere generosamente Egon Schiele, di cui, con il cugino pittore Hans Böhler (1884-1961), divenne uno tra i principali collezionisti e col quale iniziò a dipingere e a disegnare. Nel novembre del 1914 trascorse alcuni giorni con lui a Krumau.  

Durante il primo conflitto mondiale si trasferì nei Grigioni. Tornò nel 1922 a Vienna tentando per alcuni anni di dedicarsi esclusivamente alla pittura. Ma nel 1926 si ritirò definitivamente a Sankt Moritz, dove si spense nel 1940. Dopo la morte del marito, la vedova Mabel si trasferì in Ticino ove morì, a Lugano, il 20 agosto 1963.

Parte rilevante della collezione Böhler è confluita nel Leopold Museum, inagurato a Vienna nel settembre 2001.

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