Bi8 BIENNALE DELL'IMMAGINE - OGNI SGUARDO UN PASSO

Biennale dell'immagine
rassegna internazionale di fotografia e video



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8ª Biennale dell'immagine

   
       
 

OGNI SGUARDO UN PASSO
25 11 2012 -  31 01 2013


 

 

 

 

 

 

 

 

 

       
 

 

DEMOSMOBILIA

 

 

 

GROUPAGE
fotografie di
Sabrina Biro, Barbara Lehnhof, Giovanna Silva





 


La mostra di fotografie di Giovanna Silva, Sabrina Biro e Barbara Lehnhof, ospitata presso Demosmobilia in occasione dell’ottava edizione della Biennale dell’immagine, può essere utilmente paragonata, come suggerisce il titolo, a un insieme di colli di diversa provenienza, ammucchiati su una paletta per una spedizione in groupage. Al di là delle differenze di approcci estetici, di registri espressivi e di scelte tecniche che caratterizzano queste tre autrici, le loro opere fotografiche condividono infatti un’identica destinazione o, per meglio dire, uno stesso destinatario: l’occhio puro, ma al contempo tenacemente insistente, di chi il mondo lo interroga con lo sguardo, non sottraendosi mai alla realtà che l’obiettivo inquadra; un occhio che, parafrasando Cézanne, potremmo dire “pensa in fotografia”. Ognuna delle tre fotografe, muovendosi all’interno dei confini di uno specifico e tradizionale genere artistico – la natura morta, il ritratto e il paesaggio –, propone al nostro sguardo un’indagine del reale sub specie fotografica, che è però anche un invito alla riflessione sul mezzo che stanno utilizzando.

Al centro del lavoro di Sabrina Biro troviamo il mondo del tatuaggio e il suo sincretismo simbolico che viene tradotto nelle forme della natura morta, anzi in quello specifico genere di nature morte che sono le vanitas. Partendo dai campionari di cui si avvalgono i tatuatori la Biro isola alcuni soggetti che dapprima ricostruisce in forma tridimensionale avvalendosi di oggetti quotidiani e che poi fotografa collocandoli su un fondo neutro. Il curioso repertorio iconografico del mondo del tatuaggio, “incarnato” nella realtà e poi nuovamente ricondotto alla bidimensionalità, finisce per assumere nelle sue fotografie una dimensione poetica e surreale.

Nelle fotografie stampate su tela di Barbara Lehnohoff il genere del ritratto viene rivisitato attraverso un gesto performativo dalla forte impronta esistenziale. I ritratti dei diversi componenti della band in cui l’artista milita non sono infatti colti attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica, ma attraverso lo scanner di una fotocopiatrice digitale di un comune centro commerciale, sulla quale ognuno di loro ha appoggiato il proprio volto. Con i loro lineamenti appiatti e deformati dalla superficie invisibile del vetro, questi ritratti diventano la scansione fedele del quotidiano disagio del vivere.

Nella serie dedicata alle cascate del Niagara da Giovanna Salvi, infine, tre fotografie – quella di un arcobaleno che si staglia sulle rocce, quella dell’acqua cupa e spumeggiante che ribolle e quella di una nuvola di vapore che dissolve il paesaggio nel candore indefinito del bianco – si dispongono a formare un sorta di sequenza narrativa minimale, eppure ricca di tensione drammaturgica, che si ispira alla vicenda di Matthew Webb, il primo a compiere, alla fine dell’Ottocento, la traversata della Manica a nuoto e che proprio nel tentativo di passare sotto quelle cascate trovò la morte.

 Elio Schenini

                                                                                                                           

                                                                                                                           

 
Demosmobilia
DESIGN GALLERY FROM THE XXth CENTURY
Via Pestalozzi 11
Chiasso

25.11.2012 – 19.01.2013
LU - GIO   14-17
SA           10-17

tel + 41 91 682 56 70
tel + 41 79 337 04 59
www.demosmobilia.ch
info@demosmobilia.ch


APERTURA STRAORDINARIA
DO 25.11.2012 DALLE 15.00 ALLE 18.00
  Sabrina Biro
Skin

Nel tentativo di stabilire una ricerca sul mondo del tatuaggio, in rapporto con il concetto di vanità contemporanea, ho realizzato una serie di nature morte ispirate ai  « planches flash « (schede con vari disegni utilizzati come punto  di partenza per i loro lavori  da alcuni tatuatori). Ho cosi riprodotto dei motivi tridimensionali, riflettendo sul significato degli oggetti scelti, cosi da sottolineare l’aspetto simbolico presente in questo universo.

Queste immagini rappresentano i diversi  livelli tra bidimensionalià e tridimensionalità o più semplicemente il percorso dal disegno all’oggetto fino alla fotografia.



biografia











 
  Barbara Lehnhof
Day Off

 

È un progetto nato in un momento ben preciso: il 12 aprile 2012 presso lo shopping center E.Leclerc di Mulhouse, Francia.

Ero quasi alla fine di un tour europeo di due settimane con la mia band Peter Kernel. Dopo aver percorso molti chilometri e trascorso molte ore sul furgone la stanchezza si stava facendo sentire. Iniziavano le discussioni e le tensioni.

Un day off è un giorno libero; un giorno in cui non si suona, e per una band è mortale in tutti i sensi. È costoso e noioso. Sono giorni lunghissimi, con poco da fare se non parlare e fare il punto della situazione. Una sorta di debriefing sul tour, sul gruppo, sulle scelte di vita. Possono essere giorni pericolosi.

Quel giorno, io, Aris, Miriam, Julien e Gregoire quasi non ci parlavamo. Avevo l’impressione che questo tour ci avesse prosciugati. Camminavamo trascinando i piedi, aspettando il giorno dopo.

Dovevamo ammazzare il tempo, ma era il tempo che ci stava ammazzando; e volevo documentarlo.

Verso le 14:30 siamo andati al centro commerciale e ho fotocopiato la faccia di ognuno. Volevo mettere sotto vetro l’alienazione, la noia, la stanchezza e la rabbia di quel preciso momento. L’ho fatto per me innanzitutto e in secondo luogo perché sapevo che questo gioco avrebbe dato una svolta alla giornata.

Ho documentato il momento più basso del tour, quasi vicini allo scioglimento della band.





biografia











 
  Giovanna Silva

Niagara Falls

Il lavoro fa parte di una serie incentrata sul rapporto dell'uomo con l'acqua.

Sono moduli narrativi che si ispirano a persone realmente esistite e alla loro storia.

Nel caso delle cascate del Niagara il lavoro si ispira a Matthew Webb, il primo uomo ad attraversare lo stretto della manica nel 1875.

Ho ritrovato la sua figura all'interno del libro di Charles Sprawson: L'ombra del massaggiatore nero.
Sprawson racconta: “Sprezzante del pericolo. Voleva attraversare la manica. Si allenò duramente, fece un primo tentativo nel 1875 ma si fermò a metà. Ritentò 12 giorni dopo. Arrivò dopo 22 ore. Divenne quasi un eroe. le cronache dicono che contribuì a dare un impulso al nuoto in tutto il paese. Le piscine di Londra sono gremite di giovani con il culto di Webb. In seguito Webb terrà conferenze ma la mancanza di soldi lo porterà ad esibirsi di nuovo. In un periodo in cui era in crisi si decise per un’ultima grande impresa: passare sotto le cascate del Niagara a nuoto. Webb mirava al denaro e alla fama. Ma muore, e c'erano tanti spettatori”.

Il lavoro parte da una suggestione biografica e narrativa per trasformarsi in un'immagine di paesaggio ricca di storia.






biografia





Niagara Falls # 1



Niagara Falls # 2


Niagara Falls # 3






























  biografie 



   
  Sabrina Biro 
Nasce a Losanna nel 1981
Vive e lavora a Losanna
Formazione:

2008-2011 Centre d’Enseignement Professionnel di Vevey
2011 Haute Ecole d’Art et de Design di Ginevra
Mostre personali e collettive negli spazi seguenti:
2011 Photoforum Pasquart (Bienne)
2012 Standard Deluxe (Losanna)
2012 Galerie Duflon-Racz (Berna)
2012 Fotomuseum Winterthur (Winterthur)

   
  Barbara Lehnhof 

Nasce nel 1983 a Kenora, Canada.

1983 - 2001

Il percorso artistico inizia nel mezzo del nulla, tra i boschi della zona dei grandi laghi in Ontario, dove Barbara nasce e cresce inventandosi e costruendosi i propri giochi.

L’isolamento “forzato” della vita nei boschi contribuisce a sviluppare un forte senso di osservazione e di coscienza del momento. Senza troppe distrazioni impara ad analizzare i momenti, gli oggetti e sviluppa una capacità di vedere i dettagli che è superiore alla media.

2001-2005

Ancora adolescente si trasferisce a Lugano e nel 2005 si diploma presso la SUPSI di Lugano in Comunicazione Visiva con la specializzazione nel video.

2006

Il suo lavoro di diploma “Like a Giant in a Towel” (un musical sperimentale di 20 minuti girato in Super8) viene proiettato al Festival del Film di Locarno. Del film realizza anche la colonna sonora insieme al suo compagno Aris Bassetti.

La collaborazione tra i due li porta a fondare un gruppo musicale di stampo rock sperimentale: i Peter Kernel, di cui lei gira tutti i videoclip.

Collabora con la Dust & Scratches di Beat Kuert realizzando video sperimentali.

Collabora con Fabbrica di Benetton per un progetto che ha lo scopo di indagare il futuro attraverso interviste a filosofi, artisti, poeti ed intellettuali di tutto il mondo.

2007-2012

Lavora presso la RSI in qualità di videomaker.

Con Peter Kernel inizia a suonare in tutta Europa e in Canada; partecipando ad eventi importanti come il Paleo di Nyon, l’NXNE di Toronto, il Cully Jazz Festival, la Settimana della Moda di Milano, e molti altri.

Scrive e realizza cortometraggi sperimentali che indagano l’esperienza del momento in relazione all’essere umano.

 Realizza video installazioni con sensori che riconoscono i movimenti innescando la differita video di un momento appena trascorso.

2011

A nome di Peter Kernel pubblica un vinile con due tracce di improvvisazione musicale ispirata da foto di boschi e laghi di Kenora, Ontario.

Reinterpreta queste improvvisazioni con il video; il risultato è un suggestivo cortometraggio che esplora il rapporto di odio e amore che ha sempre caratterizzato la relazione tra uomo e natura: Man & Nature.


   
  Giovanna Silva

Giovanna Silva vive e lavora a Milano.  Come fotografa ha esposto alla Biennale del 2006 con il suo lavoro sulla città di Bogotà, Colombia. La sua piu’ recente pubblicazione è Desertions, cronaca del suo viaggio americano con il famoso designer Enzo Mari. Dal 2005 al 2007 ha collaborato con la rivista Domus mentre dal settembre 2007 al settembre 2011 è stata photoeditor della rivista Abitare. Ha fotografato Renzo Piano e Zaha Hadid per i numeri speciali di Abitare Being Renzo Piano e Being Zaha Hadid, 6 mesi nel mestiere dell’architettura. Nell’ ottobre 2011 ha pubblicato Orantes, Quodlibet, con una prefazione di Marco Belpoliti .Nel luglio 2012 ha pubblicato Narratives/Relazioni: Baghdad, Green Zone, Red Zone, Babylon, Mousse Publishing.
E’ nello staff editoriale della rivista di architettura San Rocco