Stansstad, 1969 © Urs Odermatt, Windisch / 2019 ProLitteris, Zürich
Stansstad, 1969 © Urs Odermatt, Windisch / 2019 ProLitteris, Zürich

“Odermatt scopre la rigorosa poesia del documento e raccoglie in tre decenni un ineguagliabile catalogo dei risultati di eventi trasformativi tanto potenti quanto spaventosi: sulla strada, si formano in un istante sculture imprevedibili e dense di energia.”

Nel 2001, 32 fotografie di Arnold Odermatt sono esposte alla Biennale di Venezia. In questa mostra viene presentata la medesima selezione di immagini, fondamentale momento di passaggio sia per il riconoscimento del lavoro del fotografo svizzero in ambito internazionale, sia per l’allargamento della nozione stessa di fotografia nel sistema dell’arte. Le calibrate riprese di Odermatt non sono infatti originariamente realizzate per finire sulle pareti di un museo, ma costituiscono il frutto dei rilievi di un brillante poliziotto che dalla fine degli anni Quaranta ha l’intuizione di corredare i verbali degli incidenti stradali con alcune prove visive. Le molteplici funzioni della fotografia si sovrappongono e si scontrano tra loro, proprio come le automobili accartocciate sulla strada. Odermatt scopre la rigorosa poesia del documento e raccoglie in tre decenni un ineguagliabile catalogo dei risultati di eventi trasformativi tanto potenti quanto spaventosi: sulla strada, si formano in un istante sculture imprevedibili e dense di energia. Harald Szeemann, direttore della Biennale, lo sottolinea: “vediamo… la meravigliosa trasformazione del poliziotto in un uomo dallo sguardo attento che coglie l’opportunità di tramutare un incidente in un grande piacere per gli occhi”.

Portate all’interno del mondo dell’arte ed esposte al fianco dei lavori di grandi autori come Jospeh Beuys, Auguste Rodin, Richard Serra, Cy Twombly e moltissimi altri ancora, le immagini di Odermatt acquisiscono un aspetto e un valore inedito: da questo momento sono anche opere d’arte. È un’evidenza che testimonia non soltanto la straordinaria qualità del lavoro del fotografo svizzero, ma anche una fondamentale qualità del linguaggio che utilizza: la fotografia è un medium esuberante. In pratica, raccoglie molte più informazioni rispetto a quelle che ogni singolo osservatore può decodificare, aprendosi a diverse letture e interpretazioni a seconda del contesto in cui si trova. Anziché costituire un oggetto inerte e immutabile, la fotografia sorprendentemente si trasforma. È una peculiarità esclusiva di questa tecnica. Odermatt e Szeemann lo intuiscono e fanno di una serie di strumenti utili a stabilire le responsabilità civili e penali di un sinistro straordinarie opere d’arte dotate di grande equilibrio estetico e significati ulteriori (aprono a riflessioni sul rapporto tra uomo e macchina, la velocità, il caso, la morte…). Siamo nel momento in cui esplode il fenomeno dell’utilizzo degli archivi da parte degli artisti, che prelevano materiali già esistenti e li riutilizzano all’interno della propria ricerca. Soltanto che Odermatt è sia autore dei documenti d’archivio, sia delle opere d’arte. Non c’è differenza. Cresce l’ambiguità. È una delle principali chiavi di lettura di questo lavoro. Separate dai dati di fatto, queste fotografie diventano rebus misteriosi e affascinanti. Senza sapere come e perché un vecchio Maggiolino sia finito sul fondo di un lago, ci stupiamo della perfetta corrispondenza tra le sue forme tondeggianti, quelle di un cigno e un albero sulla riva.

Fotografie di
Arnold Odermatt

A cura di
Associazione Biennale dell’immagine

Con la consulenza di
Francesco Zanot

Dove
Sala Diego Chiesa
Chiasso

Quando
5.10 – 8.12.2019

Orari
mercoledì – domenica
11:00 – 18:00

entrata libera

 

Con il sostegno de La Mobiliare. Maggiori informazioni

In collaborazione con Galerie Springer Berlin

X