La Biennale dell’immagine espone anche fuori Chiasso: mostre ed eventi sul filo di CRASH, proposti da gallerie e spazi espositivi, pubblici e privati, a Morbio Inferiore, Bruzella, Mendrisio, Ligornetto, Lugano, Porza, Pellio d’Intelvi e Como.

dicembre

08ott18:3008apr18:00Fotografare l’ira. Le distruzioni a Parigi durante la Comune del 1871

10ott(ott 10)18:0007feb(feb 7)19:00Crash / Fragments 26 artisti a confrontoAutori vari

19ottTutto il giorno21dicControl compound: changing of constantsSalvatore Vitale

19ott(ott 19)14:0012gen(gen 12)20:00Country Girls. Una mostra andata in CRASHSabelo Mlangeni

19ott(ott 19)14:0031lug(lug 31)18:00La fotografia un cantiere aperto

27ott(ott 27)15:0012gen(gen 12)18:00Marion Tampon-LajarrietteMarion Tampon-Lajarriette

Natura sospesa

In questa serie di fotografie Santiago Carrera dialoga con la storia dell’arte, in particolare con un genere pittorico molto antico, legato alla centralità del semplice oggetto o dell’oggetto semplice che, attraverso l’arte, viene fissato per sempre e diventa immortale. La natura morta viene scelta, disposta, messa in scena per creare una composizione formale e cromatica che è, nel contempo, armonica e disturbante. Carrera immobilizza frutta, verdura, pesci, uova, scarti alimentari; per mezzo della congelazione crea delle vere e proprie Still life, accomunate dalla fragilità del momento effimero, e coglie l’attimo in cui la superficie degli oggetti mantiene quel sottile strato di brina che smorza i colori accesi della frutta. Uno “scontro” tra istantaneità e immortalità, tra bellezza e morte … ma anche un incontro poetico tra pittura e fotografia!

Nato nel 1982 a Buenos Aires (Argentina), dal 2002 si dedica esclusivamente alla fotografia. Dopo un lungo periodo presso lo studio di Diego Ortiz Mugica, collabora con Marcos López, per il quale realizza numerose produzioni fotografiche. In seguito sviluppa e coordina i propri progetti creativi sotto la tutela di Julieta Escardó, fotografa e fondatrice di una casa editrice indipendente.

 

Fotografie di
Santiago Carrera
A cura di
Valeria Frei
Eugenia Walter

18.10-15.11.2019

Galleria Doppia V
Via Moncucco 3
Lugano

19.10.2019
14.00-20.00

martedì-venerdì
9.00-12.00 / 14.00-17.00

 

Anche negli spazi di Frequenze

Guarda che ti riguarda.
Room portraits

Le fotografie di Menno Aden rappresentano uno dei più aspri scontri culturali della nostra società: sicurezza contro privacy. Da un’angolatura impegnativa, l’autore astrae gli interni del vivere contemporaneo più familiari in un modello bidimensionale. La macchina sul plafone ottiene composizioni simmetriche dello spazio sottostante, assemblaggi spogliati di ogni tipo di oggettività, dei quali siamo parte integrante.

Menno Aden è un fotografo ed artista tedesco (1972). Per la serie Room Portraits, alla base di questa mostra, ha preso ispirazione da una serie di suoi lavori degli anni ’90 sul suo cibo fotografato dall’alto, trasformandolo in materia astratta e bidimensionale: l’arrivo di Google Earth e Google Street View hanno fatto il resto. Per questo lavoro ha vinto il Deutscher Preis für Wissenschaftsfotografie (2013) e l’International Photography Awards, sezione architettura, Los Angeles (2013).

 

Fotografie di
Menno Aden
A cura di
Luca Crosta

5.10-8.12.2019

i2a
Istituto Internazionale di Architettura
Viale Stefano Franscini 9
Lugano

martedì-giovedì
10.00-17.00

19.10.2019
14.00-20.00

apertura serale
23.10.2019

Entrata gratuita

Crash/Fragments
26 artisti a confronto

26 artisti, selezionati tramite un concorso di idee, dialogano sulle cause e sugli effetti dello scontro, inteso sia in un’ottica politica e sociale, così come nella sua dimensione più intima e personale. Subire o indurre il crash; “andare a pezzi” non identifica quindi solo un risultato o una finalità distruttiva, ma presuppone una rinnovata ricostruzione, assemblando e rimodulando i frammenti secondo nuovi obbiettivi, ideali, aspirazioni. L’artista, testimone del presente e indagatore del futuro non si sottrae a questo vortice distruttivo-generativo, consapevole che solo da un “crash”, talvolta radicale e traumatico, possono scaturire i frammenti germinali del rinnovamento.

26 artisti in mostra

10.10.2019-07.02.2020

Inaugurazione giovedì 10.10 alle ore 18.00

Ass. Spazio 1b 
Riva A. Caccia 1
Lugano

mercoledì-domenica 11.00-18.00

Associazione Spazio 1b
Lugano

Radicalia

Radicale è qualcosa “che agisce in profondità; che investe un problema a partire dai principi essenziali”. Partendo da questa definizione, il fotografo ha viaggiato attraverso l’Italia alla ricerca di uomini e donne che, ciascuno a suo modo e per motivi diversi, hanno abbracciato scelte e stili di vita radicali. Folli, ravers, criminali, devoti, monache di clausura: i soggetti scelti da Martinello prendono vita in una serie di ritratti dove il volto diventa la chiave per investigare il bisogno umano di intraprendere percorsi di vita estremi ed esterni ai cammini convenzionali.

Piero Martinello è un fotografo ritrattista formatosi presso Fabrica, dove ha lavorato per Colors Magazine. Ha realizzato campagne istituzionali per la Benetton e, in ambito sociale, per l’Organizzazione Mondiale della SanitàRadicalia ha vinto il Photo Folio review di Arles ed è stato esposto a Les Rencontres de la Photographie nel 2016. Suoi lavori sono inoltre stati esposti presso il Museo di Arte Moderna di Mosca, la galleria Le Dictateur (Milano), la Basilica Palladiana di Vicenza, il Foto-Forum (Bolzano), il Palau Robert (Barcellona), Espace Images (Vevey) e l’Istituto Italiano di Cultura a Toronto.

 

Fotografie di
Piero Martinello
Radicalia ha fatto parte della programmazione di Images Vevey (Svizzera) prima di essere comprata da tre collezionisti e installata a Casa Corti, a Pellio d’Intelvi (Italia), per una durata illimitata.

6.10-8.12.2019

Casa Corti
Via Castello 12
22024 Alta Valle Intelvi
Frazione Pellio Intelvi Inferiore (CO)
Italia

Su appuntamento
guendabernegger@yahoo.it
+41 76 670 09 69

Navetta Chiasso-Pellio
6.10.2019
Prenotazione navetta: info@biennaleimmagine.ch

Entrata gratuita

©ECAL/Jasmine Deporta

Guardare l’Utopia
2a parte

L’utopia è invisibile, solo gli utopisti possono visualizzarla. Una classe di 12 studenti del Master Fotografia dell’ECAL/Università d’arte e Design di Losanna, in residenza a Casa Corti a Pellio d’Intelvi (Italia), ha lavorato sui concetti d’utopia e comunità. Identificando il malessere d’una generazione intrappolata nelle reti sociali, confusa fra realtà e virtualità, e bisognosa di ritrovare nuovi valori, il gruppo ha sviluppato diverse strategie: meditazioni mattutine, camminate al Monte Generoso, pasti collettivi e discussioni per realizzare fotografie e video che, distanziandosi gradualmente dal reale, raggiungono dimensioni immaginarie che oscillano fra utopia e distopia, figurazione e astrazione.

Il loro lavoro è esposto a Chiasso (in Piazza dei Colori) e a Casa Corti di Pellio d’Intelvi.

Dodici studenti del Master Fotografia dell’ECAL/Ecole cantonale d’art de Lausanne (www.ecal.ch) provenienti da nove nazioni differenti, ciascuno con un passato di vita e di studio diverso, si sono ritrovati nella stessa classe a Losanna per sperimentare nuovi formati tecnici e concettuali per l’immagine fotografica. L’impronta tecnologica del corso è alternata con momenti più spirituali che hanno trovato un’espressione particolarmente intensa nell’esperienza di vita comune a Casa Corti per il progetto dedicato alla Biennale dell’Immagine di Chiasso.

 

Fotografie di
ECAL/University of Art and Design Lausanne
Master Photography
Emidio Battipaglia, Robin Bervini, Jasmine Deporta, Anja Karolina Furrer, Alessia Gunawan, Christian Harker, Johanna Hullár, Philipp Klak, Doruk Kumkumoğlu, Igor Lucena, Jelly Schuhmacher, Gedvile Tamosiunaite

6.10-8.11.2019

Giardino di Casa Corti
Via Castello 12
22024 Alta Valle Intelvi
Frazione Pellio Intelvi Inferiore (CO)
Italia

Tutti i giorni
10.00 – 18.00

Entrata gratuita

Je t’appelais Seppi
Ich nannte dich Seppi
Ti chiamavo Seppi

La figura di Jean Tinguely è indissolubilmente legata a Jo Siffert, pilota di Formula 1 morto in uno schianto durante una gara nel 1971. In questa selezione degli anni ’60, il fotografo Jean-Claude Fontana – amico di entrambi – ha saputo cogliere momenti di grande complicità tra il pilota Siffert e l’artista Tinguely.

Jean-Claude Fontana è nato a Friborgo nel 1929. Inizia a fotografare da autodidatta, influenzato da Yvan Dalain e Jacques Thévoz. Nel 1959 apre la prima galleria permanente d’arte di Friborgo, la Galerie de la Cité e poi, nel 1987, la Galerie Espace du Pertuis. Fa parte del gruppo Visarte. Ha ottenuto più volte la borsa federale svizzera per la fotografia.

 

Fotografie di
Jean-Claude Fontana
A cura di
Romana Conconi
Andrea Conconi

5.10-8.12.2019

Casa del Vino Ticino
Via Ghitello 3
Morbio Inferiore

mercoledì-domenica
11.00-22.00

Entrata gratuita

Fotografare l’ira.
Le distruzioni a Parigi durante la Comune del 1871

La mostra si basa su una selezione di fotografie scattate durante e dopo gli scontri della settimana di sangue a Parigi dal 21 al 28 maggio 1871. I fotografi documentarono l’immediata dimensione delle distruzioni, l’effetto dei  roghi e degli atti vandalici perpetuati. Nel corso del conflitto sanguinoso tra le truppe di Versailles e della Comune vennero deliberatamente attaccati i luoghi del potere. Sulle rovine ancora fumanti della città si riversò un’armata di fotografi: “les artilleurs du collodion qui dirigent leurs batteries sur les gravats accumulés par le règne des communards.

 

Fotografie di
Charles Soulier (1840-1875)
André-Adolphe-Eugène Disdéri (1819-1889)
Pierre-Ambrose Richebourg (1810-1893)
P. Loubère (attivo 1870)
Alexandre Quinet (1837-1900)
Pierre-Ambroise Richebourg (1810-1875)
F. M. Franck (1816-1906)

A cura di
Angela Windholz

8.10.2019-8.4.2020

Biblioteca dell’Accademia di Architettura
Università della Svizzera Italiana
Via Turconi
Mendrisio

lunedì-venerdì
9.00-20.00
sabato
10.00-17.00

Entrata gratuita

Ex Barrio 26

Nelle culture occidentali la città è stata a lungo immaginata come uno spazio d’integrazione sociale e culturale. Luogo sicuro, protetto dalla violenza della natura e degli uomini. Il Barrio 26 (quartiere 26) era un assestamento precario costruito sulle sponde del fiume Riachuelo di Buenos Aires 50 anni fa, un fiume altamente inquinato. Gli abitanti sono stati spostati dalle loro case precarie in un altro quartiere per motivi di sanità e salute. Oggi il quartiere non esiste più, è stato distrutto. Il progetto focalizza, con grande sensibilità, le contraddizioni dei parametri urbanistici e le conseguenze drammatiche dal punto di vista umano.

Gian Paolo Minelli è nato a Ginevra nel 1968. Usando un doppio registro tematico, quello del ritratto/autoritratto e della realtà urbana, Minelli ha tracciato in questi anni, con il rigore di una ricerca in cui etica ed estetica sono strettamente congiunte, un campionario della società contemporanea, evidenziando le contraddizioni e i contrasti che la caratterizzano. Alla fine del 1999 si trasferisce a Buenos Aires in Argentina, dove vive attualmente, alternando periodi in Ticino. Minelli ha esposto in forma individuale in diversi Musei, Centri d’arte Contemporanea e gallerie in diverse parti del mondo.

 

Fotografie di
Gian Paolo Minelli
A cura di
Barbara Paltenghi Malacrida
Florencia Malbràn

20.10-01.12.2019

 

Casa Pessina
Via Pessina 6
Ligornetto (Mendrisio)

sabato-domenica
14.00-18.00

Entrata gratuita

Control compound:
changing of constants

La mostra contempla una serie di stampe che il fotografo ha creato in risposta alla censura subita nel 2018 in Cina, in occasione di una sua mostra. Dopo aver scoperto l’impossibilita di esporre le fotografie originali, Vitale ha deciso di stampare e mostrare una serie di immagini appartenenti al progetto How to Secure a  Country trasformandole digitalmente in patterns RGB e conferendogli un’aura astratta.

Salvatore Vitale (Palermo, 1986) ha studiato belle arti presso l’Università delle arti di Zurigo (ZHdK). Il suo lavoro è stato esposto in diverse istituzioni e festival di fotografia, fra cui Fotostiftung Schweiz, WinterthurDeutsche Börse Photography FoundationOCAT Shanghai e Shenzhen; Photoforum Pasquart, Bienne; Museum of Contemporary Art, Cracovia; Triennale di fotografia di Amburgo. È co-fondatore e editor-in-chief di YET magazine.

 

Fotografie di
Salvatore Vitale

19.10-21.12.2019

Galleria Daniele Agostini
Via Cattedrale 11
Lugano

Me – Ve – Sa: 13:00 – 18:00
Gio: 13:00 – 19:00

Entrata gratuita

La fotografia un cantiere aperto

Selezione di libri fotografici dalla collezione di Artphilein Library
Pino Musi

Tunnel

(CH-USA, 2005, 4′)
Private view – proiezione privata in loop
Robert Frank

Selezione di libri fotografici
19.10.2019-31.07.2020

Proiezione Tunnel + inaugurazione
19.10.2019
14.00-20.00

De Pietri Artphilein Foundation /
Artphilein Library / Artphilein Editions
Via Ferruccio Pelli 13
Lugano

Country girls.
Una mostra andata in CRASH

L’inattesa rinuncia dell’autore e la sua decisione di non esporre alcuna opera hanno dato vita a una nuova mostra, in cui vengono presentati diversi materiali simbolo di un’assenza, o meglio di una sospensione improvvisa della preparazione di una mostra: cornici vuote, un allestimento (forzatamente e volutamente) incompiuto, cataloghi vuoti, un video, imballi….il tutto atto a ricostruire una cronistoria dell’evento sino al fulmineo rifiuto. In ultima analisi, l’essenza del CRASH.

Un’esposizione fotografica immaginata, studiata, confermata, organizzata, concepita e, ad un passo dall’essere partorita… abortita. Anche se per certi aspetti, non riteniamo pienamente corretto parlare di aborto. Piuttosto, quanto quivi accaduto è da considerarsi quale la massima espressione e la più esplicita manifestazione di un vero e proprio CRASH, tema centrale e fonte di ispirazione dell’11esima edizione della Biennale dell’immagine.

Inaspettato. Imprevedibile. Inequivocabile. Assoluto. “Perché con CRASH può accadere di tutto” troviamo scritto nel piccolo catalogo rosa. Così maledettamente profetico!

Al contempo, non possiamo nemmeno limitare il termine CRASH alla sua sola accezione negativa: ovvero, come un’araba fenice che risorge dalle proprie ceneri, CRASH racchiude in sé entrambe le facce della medaglia, lo yin e lo yang, il nero e il bianco, l’oscurità e la luce. Consapevoli di ciò, l’iniziale scoramento è mutato in linfa creativa capace di trasformare un apparente insuccesso in una reale opportunità

Country Girls si compone di una serie di scatti realizzati tra il 2003 e il 2009 nella periferia di Mpumalanga in Sudafrica. In queste aree rurali il fotografo indaga e restituisce un ritratto della comunità e della vita quotidiana di omosessuali e transessuali che vi abitano, facendo emergere ritratti di un’empatia e di un’ordinarietà spiazzante, in cui le differenze di genere si annullano.

 

A cura di
Diego Stephani

19.10.2019-12.01.2020

Spazio 1929
Via Ciseri 3
Lugano

su appuntamento
associazione@spazio1929.ch

Entrata gratuita

Marion Tampon-Lajarriette

L’artista esplora i confini della memoria e dell’immaginazione, con riferimento ad altre discipline e utilizzando materiali della storia del cinema, della scienza e delle collezioni dei musei. Attraverso video e installazioni fotografiche, cerca di mettere in evidenza come le immagini penetrino nella mente e vengano ricreate attraverso i processi trasformativi e selettivi della memoria.

Marion Tampon-Lajarriette ha studiato presso la Scuola Nazionale d’Arte Ensba di Lione (Fr) e successivamente ha conseguito un Master in Arti e Nuovi Media presso la HEAD University of Art and Design di Ginevra nel 2008. Attualmente vive e lavora a Ginevra. Nel 2016/17 ha ricevuto la residenza di un anno presso l’ISR Swiss Institute di Roma; nel 2013 ha ricevuto la borsa di studio della Société des Arts e la borsa di studio FCAC-Ginevra e la residenza a New York. Nel 2009 ha ricevuto lo Swiss Art Award.

 

Fotografie di
Marion Tampon-Lajarriette
A cura di
Tiziana Lotti Tramezzani

27.10.2019-12.01.2020

Fondazione d’Arte Erich Lindenberg
Museo Villa Pia
via Cantonale 24
Porza

martedì
10.00-18.00
domenica
14.00-18.00

Entrata gratuita

South of no North

L’artista esplora un piccolo territorio in cui il paesaggio cambia radicalmente da sud a nord, in netto contrasto con un’idea “tipica” delle Alpi svizzere e, all’opposto, della città caotica. Durante il suo viaggio, mentre cercava immagini per definire il senso del sud o del nord, Ponti ha smarrito un’idea preconcetta, quella imposta dalla nostra mente. Ha trovato un paesaggio del nulla. Inizia così un ricerca, inerente e correlata al titolo South of no North, imperniata sull’idea che gli esseri umani abbiano un senso di centralità rispetto al territorio che abitano. Viviamo il provincialismo pensando che stiamo conducendo le nostre vite nel mezzo di qualcosa che sembra essere importante, perdendo la visione più ampia di ciò che ci circonda. Gli individui vogliono appartenere ad un’altra cultura, o apparire, e solitamente desiderano riappropriarsi di una cultura più mediatizzata ed economicamente forte.

Igor Ponti (1981, Svizzera) è un fotografo svizzero. Durante i suoi studi nell’arte applicata ha iniziato a sviluppare il suo interesse per la fotografia. Negli anni ha accumulato esperienza come fotografo editoriale. Il suo lavoro è costantemente mosso dal desiderio di approfondire la ricerca sul paesaggio fotografico, le relazioni con l’ambiente e il territorio umano.

Fotografie di
Igor Ponti
A cura di
Simon David

14.9-7.12.2019

Galleria Ramo
Via Natta 31
Como (Italia)

giovedì-venerdì
10.00-18.00
sabato
11.00-19.00

Entrata gratuita

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