© Boris Mikhailov

CRASH è scontro, incidente, caduta, collisione, frattura senza ritorno. CRASH è brivido, emozione, paura, dolore, morte, panico. È dover ricominciare tutto da capo. CRASH è rinascita, speranza, liberazione, rivoluzione, desiderio, stimolo per proseguire la crescita. CRASH è trauma, depressione, sconfitta, buco nero, scivolamento verso il basso, verso il buio. CRASH è distruzione e costruzione, stasi e dinamica, contrasto, frizione, tra passato e presente, tra concretezza ed astrazione, tra spirito e materia. A fare CRASH sono corpi, pianeti, paesi, aziende, veicoli, culture, religioni, idee, immagini. CRASH fa terra bruciata, ma poi su quella superficie nerastra, calcificata, rispunta un timido, innocente filo d’erba. Segnale della disperata necessità di vita che non muore mai. E il nuovo prato, gli arbusti, la foresta che crescerà cancelleranno in men che non si dica la memoria di ciò che c’era prima.

CRASH per noi è un percorso ad ostacoli, uno scenario in continua evoluzione, dove ad ogni sguardo si può scorgere qualcosa di nuovo mentre qualcos’altro sparisce. È un paesaggio metamorfico e metaforico, una sequenza imprevedibile di botti e lampi, un gioco pirotecnico fuori controllo. CRASH è un brutto sogno che diventa realtà ma poi evapora in una nuvola rossa ai primi bagliori del tramonto. CRASH è una folata di vento sul viso che improvvisamente si fa tempesta, che ti impedisce di avanzare, ti fa marciare sul posto. Ti obbliga a riflettere e, a volte, può non essere un male. CRASH ti fa vedere l. dove non hai mai guardato, ti fa girare la testa, ti costringe ad allontanarti per godere della vista del tutto e ti spinge ad avvicinarti per cogliere l’infimo dettaglio. Ti fa salire oltre le nuvole per poi farti immergere nelle acque gelide e profonde dell’inconscio.

CRASH è Arnold Odermatt, impeccabile nella sua divisa da poliziotto. CRASH è Boris Mikhailov che scavalca i cancelli del grande crematorio abbandonato di Kiev. CRASH sono i giovani utopisti dell’ECAL che scoprono la verità dell’utopia sul Monte Verità. CRASH sono tutti gli altri, con le loro immagini, fisse o in movimento, singole o multiple, in bianco e nero o a colori. Con i loro progetti azzeccati, i loro ragionamenti forse ancora un po’ confusi ma che si chiariranno.

CRASH è un flusso di idee che non teme la siccità, che sbanda, frena e riparte più  veloce di prima. È una costruzione fragile ma flessibile, all’interno della quale ciascuno può trovare il proprio posto e il proprio punto di vista. CRASH sono fotografie, film, parole, polaroid e photographic novel. Tempo, luoghi, appuntamenti, orari, programmi. Sono due mesi che valgono per due anni. CRASH sono soprattutto persone che vogliono esprimersi, comunicare, parlare, gridare, incazzarsi. Perché con CRASH può accadere di tutto, anche se tutti continuano a chiedersi come sarebbe il mondo senza CRASH.

 

Antonio Mariotti

Comitato
ABi – Associazione Biennale dell’immagine

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