Descrizione progetto

Chiasso
Città di confine
Estate 2014

installazione di Beat Streuli

 

12 10 2014 – 11 01 2015
Spazio Officina, Chiasso

 

Il comune di Beat Streuli

L’opera di Beat Streuli, in tutta la sua estensione e temporalità, come scrive acutamente Roberta Valtorta, è una costruzione metodica, sistematica e disincantata di finestre sull’umanità. Uno sguardo immediato sulla moltitudine che popola gli spazi urbani del mondo “così come è”, globale e locale, insieme di flussi e di luoghi, di persone qualsiasi che lo attraversano nella normalità del tempo e dello spazio della loro esistenza. Normali, ripetivi e senza aura, sono le vetrate dei musei e delle gallerie, le pareti delle banche o i tabelloni pubblicitari, gli ospedali, le scuole o gli aeroporti, che ospitano le immagini delle persone che Streuli ritrae mentre camminano in momenti qualsiasi della loro vita quotidiana. E normali, ordinarie e qualsiasi sono queste stesse figure umane, “figure di noi stessi”, che nelle loro singolarità molteplici costituiscono l’umanità contemporanea. Né popolo né folla, ma “molti in quanto molti”, la cui identità non conosce fissità, sembra non avere voce o storia, si dà come processo, transizione, trasformazione continua. Come continua, mai finita, è l’archeologia del presente di Beat Streuli, quasi una catalogazione di identità collettive in divenire, di corpi singolari e isolati che, assieme, definiscono quegli spazi vitali “di tutti e di nessuno” che sono le dimore della nostra contemporaneità.

Non c’è evento o unicità nel lavoro di Beat Streuli, ma serialità e ripetizione di momenti di vita evanescenti, sguardi, espressioni, gesti colti in una dimensione che va oltre la dimensione privata e pubblica delle nostre esistenze. Le figure giustapposte nelle sue rappresentazioni sono parti di un immenso insieme, eppure in questa ripetizione si intravede un movimento continuo, un cambiamento impercettibile, una discontinuità che è la vera cifra della nostra identità collettiva. Ciò che Streuli ci restituisce è il comune che ci accomuna, quell’insieme di percezioni sensoriali, di comunicazione intersoggettiva, di pensiero senza portatore che rappresentano il fondo biologico dei molti in quanto molti. L’opera di Streuli è un grande affresco del comune, di ciò che costituisce gli esseri umani come “animali linguistici”, quel comun denominatore che precede i processi di individuazione e singolarizzazione che si danno come normali, felici e sofferti, percorsi di vita.

Rappresentare il comune che soggiace alla moltitudine esponendone le immagini in spazi pubblici urbani è l’atto trasformativo del lavoro di Streuli. Le fotografie o i video proiettati sulle pareti, le vetrate o i tabelloni della città retroagiscono sulla nostra percezione. Una duplicazione dell’umanità, della “qualsiasità”, che agisce su di essa, la interroga senza porre domande, costituisce spazi di condivisione che trasformano la stessa architettura della città. Le immagini di Streuli sono rappresentazioni dell’impersonale che è in noi, di ciò che ci lega nelle nostre infinite diversità e unicità, di quel territorio di tutti e di nessuno che definisce la possibilità della nostra bellezza.

Christian Marazzi
Agosto 2014

Ottomila abitanti
in una metropoli

Gli interventi artistici promossi da Chiasso, culture in movimento celebrano da sempre le molte sfaccettature dell’identità chiassese attraverso lo sguardo dei cittadini: passanti curiosi e increduli, abitanti storici, testimoni inconsapevoli di cambiamenti globali, commercianti traditi dai mutamenti economici, nuovi arrivati spaesati e stupiti.
Molte le letture raccolte e restituite dagli artisti, affascinati dalle peculiarità della cittadina di confine, che è valico, capolinea, dogana, luogo di lavoro e di sbarco, forte di un passato opulento e scapestrato, schizofrenica nella grande capacità di accogliere
e nel duro proposito di respingere. L’intervento di Beat Streuli arricchisce questo percorso artistico di un tassello nuovo e fondamentale, sconvolgente nella propria semplicità. Streuli ci mostra la normalità delle persone che vivono Chiasso, ci spinge
a osservare come possano essere affiancate e confuse con i passanti di Tokyo, New York e Bruxelles. Uno sguardo che avvicinando pacifica e rasserena, pur aprendo nuovi inevitabili interrogativi.
Beat Streuli è a Chiasso grazie all’impegno sinergico dei Dicasteri
cultura e cervizi, attività sociali e giovani.

Chiasso, culture in movimento

Beat Streuli (Altdorf, 1957) è una figura di spicco nel panorama dell’arte contemporanea internazionale.
Con rigore e coerenza da oltre quindici anni fotografa o riprende in video i passanti delle innumerevoli città del mondo nelle quali ha lavorato, da New York a Osaka, da Zurigo a Chicago, da Düsseldorf a Sidney, da Barcellona a Vienna, da Berlino a Los Angeles, da Helsinki a Cracovia e Singapore.